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Museo Archeologico
Piazza Duomo, 42
Palazzo Pretorio
Colle di Val d'Elsa (Siena)
tel +39 0577 920.490
fax +39 0577 920.490
email museo.archeologico@comune.collevaldelsa.it

Apertura estiva (1 maggio - 30 settembre):
dal martedì alla domenica e festivi 10.30 – 12.30 / 16.30 – 19.30
lunedì chiuso

Apertura invernale (1 ottobre - 30 aprile):
dal martedì al venerdì mattino chiuso, pomeriggio 15.30 - 17.30
festivi e prefestivi 10.30 – 12.30 / 15.30 – 18.30
lunedì chiuso

Prezzi:
intero euro 3,00
ridotto euro 2,00
biglietto unico per i 3 Musei cittadini: intero euro 6,00
ridotto euro 4,50

La riduzione si applica ai bambini dai 7 ai 12 anni, agli adulti ultra 65, alle comitive e alle scuole, speciale sconto famiglie per nuclei familiari di minimo 3 persone.

I bambini sotto i sette anni, i portatori di handicap, i visitatori di rappresentanza e le scuole di colle hanno accesso gratuito

La storia
Ranuccio Bianchi Bandinelli La caratteristica principale di questo museo, dedicato alla memoria del grande studioso senese Ranuccio Bianchi Bandinelli (1900-1975), nella fotografia a fianco, al quale si devono i primi studi sistematici del territorio, consiste nell'aver raccolto nelle proprie sale soltanto reperti provenienti dal territorio valdelsano in modo da offrire al visitatore una conoscenza storica di quest'area che va dall'Eneolitico al Medioevo.
Il territorio di Colle di Val d'Elsa, come del resto tutta l'alta valle del fiume, ha solo occasionali testimonianze attinenti al Paleolitico, dovute più alla scarsità di sistematiche e mirate ricerche, che all'effettiva mancanza di questa facies culturale.
Su tutti i ritrovamenti di quel periodo il Museo Archeologico conserva due tombe eneolitiche a grotticella in località Le Lellere, scoperte durante l'esecuzione di lavori stradali, con reperti sufficienti per lo studio e la datazione definita nel IV millennio A.C.
E' però con il periodo etrusco propriamente detto, dall'arcaismo a tutto l'ellenismo, che Colle presenta una mole di reperti, una varietà di tombe e una vastità di necropoli tali da farla annoverare fra le principali località archeologiche della Toscana ed il Museo Archeologico che le raccoglie di conseguenza tra i maggiori di tutta la regione.
Sottoposto alla lucumonia di Volterra, il territorio di Colle era un'importante crocevia da e per l'Etruria centro-settentrionale e di questa realtà raccoglie importantissimi reperti, soprattutto intorno a due grandi necropoli: quella di Le Ville e quella di Dometaia.
Nella necropoli posta a nord-ovest del piccolo agglomerato di case in località Le Ville, le prime fruttuose ricerche nella zona furono condotte nel XVIII secolo e proseguirono nel secolo successivo (1872), portando al rinvenimento di numerosi oggetti, sino agli interventi del Gruppo Archeologico Colligiano che, allo scopo di ripulire le sepolture dell'area segnalata dai vari scavi, ha riportato alla luce dal 1976 ad oggi ben 10 tombe a camera ipogea, tutte gravemente danneggiate nella struttura, spesso interrate per il crollo delle volte e già in gran parte violate.
Sezioni della tomba n° 1 della necropoli de Le Ville
L'utilizzo della necropoli si è protratto fino a tutta l'età ellenistica. La necropoli, nell'attuale stadio di conoscenza, è distinta in due gruppi di tombe distanti alcune centinaia di metri fra loro: quello di epoca sicuramente arcaica che guarda il torrente Senna e quello a prevalenza di utilizzo classico-ellenistica che guarda il fiume Elsa.
Del primo nucleo, quello più arcaico, degno di nota è la tomba n° 1, sia per la forma caratteristica, sia per i resti del corredo, la cui datazione si colloca tra la metà del VII e del VI sec. a.C.
Pianta e sezione della tomba n° 1 della necropoli di Dometaia Le tombe ripulite e studiate sin dal 1974 della necropoli di Dometaia sono una ventina e, anche se disseminate sul crinale per un lungo tratto, fra queste si possono distinguere due nuclei più consistenti: uno a circa 150 metri di distanza prima di giungere alle case di Dometaia e l'altro presso il borgo, sia lungo la strada, sia sotto le case stesse.
Intorno a questa necropoli nascerà in futuro un vero e proprio parco archeologico etrusco.
Molte delle tombe di questa necropoli, sono giunte quasi intatte nella loro struttura fino ad oggi grazie alle caratteristiche del suolo.
Tra le tombe visitabili due sono da segnalare per la loro integrità e monumentalità. La n° 1, a pianta complessa e "a falsa architettura" con lungo dromos di accesso e piccola apertura d'ingresso, presenta una grande cella centrale a pianta rettangolare di circa 2,5 metri di larghezza per 4,70 metri di lunghezza, con copertura a doppio spiovente delimitata da una cornice continua dall'impostazione delle pareti laterali e "columen" centrale; sei celle rettangolari (due per ognuna delle tre pareti) dotate di banchina sui tre lati, all'infuori della celletta di sinistra sulla parete di fondo che ha un lato senza banchina. Altra particolarità è la presenza di numerose scritte etrusche, graffite sul "pancone", ancora da decifrare.
Lo stile e l'accuratezza nell'esecuzione del manufatto ci riportano con la mente alle tombe monumentali rinvenute nelle zone più famose e pubblicizzate dell'Etruria, con una datazione che è ipotizzata dall'età arcaica (VI sec. A.C.) fino al tardo ellenismo.
Reperti della tomba Calisna Sepu conservati presso il Museo Archeologico I motivi per cui il museo suscita grande interesse sono dovuti inoltre agli splendidi pezzi provenienti dalla tomba della nobile famiglia dei Calisna Sepu, al contesto della Tomba Pierini (VII° sec. A.C.).
La tomba dei Calisna Sepu, considerata il più ricco ritrovamento di età ellenistica avvenuto nell'Etruria del nord, mostra i grandi vasi a vernice nera considerati fra i più rappresentativi di questa classe ceramica, l'unico esemplare di Kelebe volterrana sovradipinta, splendidi specchi bronzei e una vasta gamma di vasellame da mensa in uso presso l'alta borghesia etrusca.

"Chi in un'arte è diventato maestro può senza danno scordarsi le regole."
Arturo Graf, Letterato e poeta (1848-1913)